Nella memoria più antica dei popoli sannitici esiste un rito che mescola religione, necessità e destino: il ver sacrum come offerta agli Dei. I popoli italici, soprattutto i Sanniti, lo praticavano come voto religioso in momenti di grave crisi o di sovrappopolamento consacrando al dio Marte tutto ciò che sarebbe nato nella primavera successiva al voto perché considerato sacro: gli animali venivano sacrificati e i bambini invece erano destinati a lasciare la propria terra una volta cresciuti. Storici come Strabone e Tito Livio parlano di gruppi consacrati agli dei, costituiti da giovani guerrieri che fossero capaci di difendere il gruppo e guidare la migrazione e giovani donne necessarie alla continuità della comunità e alla nascita della nuova generazione. Secondo la tradizione antica, uno di questi gruppi partiti con il ver sacrum diede origine agli irpini, una delle principali tribù del popolo sannita, guidati da un animale totemico che indicò loro il cammino fino alle montagne interne dell’Appennino campano dove il gruppo si stabilì fondando nuove comunità. L’animale era un lupo, hirpos in lingua osca ovvero la lingua parlata dai sanniti, da cui derivò proprio il nome di Hirpini o popolo del lupo. La storia della terra di Irpinia nasce così da un movimento, da un meccanismo che gli antropologi chiamano “colonizzazione segmentaria” che dà origine a nuovi insediamenti mantenendo lingua, culti e usanze della terra d’origine da cui ci si distacca per ragioni attinenti alla sopravvivenza.

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