Ai piedi del Monte Partenio, ogni anno a Quadrelle viene celebrato un antico rito di passaggio stagionale che rappresenta una delle feste arcaiche più potenti d’Irpinia: la Festa del Maio. Essa non è solo una rievocazione ma un rito complesso che celebra un legame, quello della comunità con la terra che la ospita. Il Maio è un tronco scelto proprio nei boschi che sorgono alle spalle di questo borgo, tagliato secondo rituali antichi e trasportato a valle a braccia in un’atmosfera gioiosa e sacra caratterizzata da canti popolari che alleviano e accompagnano la fatica del suo trasporto a valle. Attraverso questo rito, l’Irpinia racconta di un tempo antico quando il dialogo tra l’uomo e la natura era più stretto e si celebrava una liturgia laica precristiana propiziatoria che resiste e si ripete dopo secoli di storia senza perdere la sua forza né la memoria. La festa si colloca nel ciclo primaverile, tradizionalmente tra fine Aprile e Maggio, quando la natura rinasce e l’uomo, tradizionalmente contadino, si riappropria del suo antico legame con la terra. Forte è il suo significato antropologico, il tronco, che non viene scelto mai a caso, rappresenta la forza vitale e l’energia vegetativa che viene portata nel cuore del paese come simbolo e augurio di fertilità. Il momento più potente è il trascinamento del Maio verso il centro abitato che viene fatto a mano, con funi, sulle spalle, attraverso un rito collettivo che coinvolge l’intera comunità. Qui la fatica è parte del rito, rappresenta il prezzo simbolico posto a garanzia dell’ottenimento della fertilità, della ricchezza e della fortuna. Una volta giunto in paese, il Maio viene innalzato verticalmente come un “axis mundi”, un asse che unisce terra e cielo, un pilastro cosmico che ristabilisce l’ordine e l’equilibrio, proprio per questo il momento dell’innalzamento è carico di tensione e solo una volta stabilizzato il tronco, la comunità può finalmente dirsi “salva” per un altro anno. In un Irpinia segnata da spopolamento, il Maio dice una cosa semplice e potentissima: la comunità esiste finchè ripete i suoi gesti fondamentali. A Quadrelle, la festa del Maio non è solo folclore, ma è rito identitario, di rigenerazione e resistenza culturale.

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