La storia dell’Irpinia è spesso raccontata attraverso eventi traumatici: invasioni, terremoti, emigrazione. Ma sotto questa superficie esiste una storia più profonda e più resistente, è la storia delle donne che hanno custodito libri, sostenuto artisti, difeso diritti, costruito luoghi di sapere. Sono le donne che hanno coltivato il terreno culturale da cui nasce il futuro di una comunità, figure femminili vissute in secoli diversi, con ruoli diversi che non solo hanno custodito e preservato la cultura ma hanno fatto sì che essa potesse essere elemento fondamentale per lo sviluppo del territorio. Maria de Cardona, Adele Solimene Capone e Giglia Tedesco tre irpine  rappresentano l’evoluzione del ruolo delle donne nella storia del territorio irpino. 



 

Maria de Cardona fu una delle grandi figure femminili del Rinascimento meridionale. Appartenente alla famiglia catalana dei Cardona, fu mecenate e promotrice di cultura,  del Mezzogiorno d’Italia, trasformando il castello di Avellino in una corte dove letterati e musicisti come Bernardo Tasso e Luigi Tansillo discutevano di poesia, scienze e religione. Contessa di Avellino, Marchesa di Padula, Baronessa di Candida e Signora di Chiusano, promosse fiere, ferriere, restauri di chiese, il Monastero dei Domenicani e l’Ospedale di S. Onofrio, favorendo il risveglio culturale e commerciale della città. Volle la costruzione della Chiesa del Santo Rosario con Monte di maritaggio, testimoniando la sua devozione e attenzione per la comunità.Nel sistema feudale dell’Italia meridionale, dominato da uomini d’armi e dinastie militari, lei seppe esercitare il potere culturale. 



 

Adele Solimene Capone fu protagonista dell’Irpinia del Novecento, impegnata a ricostruire il patrimonio culturale e civile dopo guerre, emigrazione e terremoti. Dedicò la vita alla diffusione della cultura e alla custodia della memoria locale, creando attraverso la biblioteca uno spazio in cui generazioni diverse potessero incontrarsi e dialogare attorno ai libri. La Biblioteca Provinciale “S. e G. Capone” di Avellino nacque nel 1913 grazie alla donazione della collezione della famiglia Capone di Montella, per volontà di Adele, moglie di Scipione Capone e madre di Giulio. Con il suo testamento dispose la creazione di una fondazione a nome del marito e del figlio e donò oltre 30.000 volumi alla Provincia di Avellino, costituendo il primo nucleo della biblioteca provinciale che oggi porta il suo nome. A Montella, nel 2015, il Teatro Solimene fu inaugurato all’interno dello storico Palazzo Capone, perpetuando la memoria di Adele e il suo legame profondo con la cultura e l’Irpinia.

 

Giglia Tedesco Tatò fu una delle protagoniste della politica italiana del secondo Novecento. Di origini irpine, rappresenta una generazione di donne che, negli anni della Repubblica, portarono nelle istituzioni la battaglia per i diritti civili. Eletta più volte in Parlamento, in un’epoca storica in cui l’Italia attraversò trasformazioni profonde – dalla riforma del diritto di famiglia all’emancipazione femminile fino all’ampliamento dei diritti sociali – si impegnò con determinazione sui diritti delle donne, sulle politiche sociali e sulla cultura, interpretando l’esigenza di modernizzare il Paese. Il legame con l’Irpinia non fu soltanto un dato genealogico ma un riferimento identitario e morale: una terra che contribuì a plasmare la sua sensibilità politica e la sua attenzione ai temi della giustizia sociale, della solidarietà e dello sviluppo delle aree interne. In questo intreccio tra radici irpine e impegno nazionale si riconosce una parte significativa della sua storia personale e pubblica.

 

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