Altavilla Irpina è un centro agricolo e industriale della media Valle del Sabato, di origine medievale, sviluppato sui colli Torone, Foresta e Ripe, lungo un antico percorso naturale che collegava Irpinia e Sannio. Rinomata nel XII secolo, conserva un centro storico di impianto medievale con vicoli, palazzi e chiese. Il territorio è caratterizzato da vigneti e noccioleti, oltre a coltivazioni cerealicole e frutticole; fondamentali sono le produzioni DOCG di Greco di Tufo e Fiano di Avellino.

La presenza umana risale almeno al IV secolo a.C., come attestano reperti sannitici e romani. Il borgo è citato nel 1134 da Falcone Beneventano come Altacauda, castello strategico tra Abellinum e Beneventum. Dopo varie dominazioni, il feudo passò ai De Capua, che lo governarono per circa sei secoli lasciando importanti testimonianze come il Palazzo Comitale, esempio di Rinascimento campano. Nel 1862 assunse l’attuale denominazione.

Nel 1866 la scoperta dei giacimenti di zolfo lungo il Sabato trasformò l’economia locale: le miniere di Tufo e Altavilla divennero tra i principali poli industriali del Mezzogiorno, favorendo anche la viticoltura con la tecnica della zolfatura. Oggi il paese valorizza la propria identità attraverso progetti di archeologia industriale e due luoghi simbolo della memoria: il Museo della Gente senza Storia, dedicato alla civiltà contadina e mineraria, e il Museo Sant'Alberico Crescitelli, che ricorda il missionario e martire altavillese, testimoniando il forte legame tra storia locale, fede e tradizioni.

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