La tradizione dei falò in Irpinia rappresenta uno dei patrimoni culturali più profondi e identitari del territorio. Le sue origini affondano in pratiche antichissime, probabilmente preistoriche, quando il fuoco era considerato elemento sacro di purificazione, protezione e buon auspicio. Nel tempo, questi rituali si sono fusi con la devozione cristiana, mantenendo il fuoco come simbolo di luce, speranza e rinnovamento. 
In Irpinia i falò segnano la conclusione del ciclo invernale e l’inizio di una nuova fase, legata alla rinascita della natura, alla fertilità dei campi e alla protezione della comunità. Non sono mai stati semplici fuochi accesi per scaldarsi, ma veri e propri momenti collettivi, capaci di rafforzare i legami sociali e il senso di appartenenza. Attorno alle fiamme, nelle contrade e nei quartieri, le persone si ritrovano da sempre per cantare, ballare, condividere cibo e racconti, tramandando gesti, suoni e sapori che fanno parte della memoria comune.
Un esempio significativo è il falò di Sant’Antonio Abate a Nusco, legato anche alla memoria della peste del 1656. La celebrazione coinvolge l’intera comunità già dal mese di dicembre, con la raccolta della legna, e culmina il 17 gennaio. In tutta l’Irpinia, i riti del fuoco scandiscono il periodo invernale, da San Nicola fino a Sant’Antonio Abate, santo protettore degli animali e dei campi.
Numerosi comuni irpini rinnovano ogni anno queste tradizioni attraverso falò, feste religiose, musica popolare ed eventi enogastronomici. In questo intreccio di sacro e profano, i falò continuano a essere simbolo di memoria, identità e profondo legame con il territorio.
 

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