Il "Tarall' cu ll'ove" di San Martino Valle Caudina si inserisce nel più ampio patrimonio delle preparazioni rituali dell’Italia meridionale legate al ciclo della Pasqua e non solo. Come molti prodotti della tradizione contadina, esso nasce dall’incontro tra esigenze alimentari, simbolismo religioso e pratiche comunitarie, trasformandosi nel tempo in un elemento identitario capace di esprimere la memoria collettiva del territorio. La sua preparazione rappresenta infatti un momento di trasmissione intergenerazionale di saperi e consuetudini, in cui gesti, ingredienti e tecniche conservano significati che vanno oltre la semplice dimensione gastronomica.In passato, durante la Settimana Santa, le famiglie si riunivano attorno a un unico forno di quartiere, trasformando la preparazione in un vero e proprio rito collettivo. I taralli venivano poi collocati nella mappata, il canestro destinato alla scampagnata del lunedì di Pasquetta, oppure conservati come dono per parenti e visitatori, testimoniando una dimensione conviviale e agricola della tradizione. La sua presenza si estende oltre il periodo pasquale, riemergendo nelle celebrazioni dedicate a Sant’Antonio da Padova il 13 Giugno e ai santi Palerio ed Equizio Martire, rispettivamente il 16 e 18 Giugno, quando veniva offerto ai banditori impegnati nella raccolta delle donazioni per le aste pubbliche.
Il “tarall’ cu ll’ove”è caratterizzato dall’uso abbondante di uova, insieme a farina, sugna e zucchero, aromatizzati con agrumi e vaniglia. La lavorazione del tarallo avviene su tavole di legno dedicate, dove l’impasto viene modellato in ciambelle attorcigliate di circa 18 cm di diametro. La doppia cottura, che prevede una prima fase di bollitura seguita dal passaggio in forno a legna per circa quaranta minuti, conferisce al prodotto una superficie screpolata e quasi sfogliata, che ne costituisce il tratto distintivo.
Anche il consumo segue codici simbolici consolidati: il tarallo non si taglia, ma si spezza con le mani, gesto che richiama la condivisione e la pace. Si gusta caldo e croccante oppure, nei giorni successivi, ammorbidito nel vino bianco, come fine pasto o a colazione.
 

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