Capriglia Irpina, adagiata sulle colline d’Irpinia, domina dall’alto un paesaggio silenzioso che rappresenta la dimensione più autentica del territorio dove i ritmi della tradizione agricola permangono e i ritmi della quotidianità sono ancora lontani da quelli che caratterizzano le grandi città. Qui tutto contribuisce a   sottolineare il forte legame ancora evidente tra uomo e natura. Qui la vita del borgo è ancora strettamente legata ai ritmi della stagionalità e alle relazioni di prossimità. Il centro storico conserva una dimensione raccolta, costituito da vicoli essenziali e architetture semplici che si aprono su scorci improvvisi di paesaggio. Capriglia Irpina rappresenta l’identità delle aree interne dove anche il paesaggio può diventare una destinazione e la dimensione umana è ancora integra. Le origini di questo borgo si collocano in un contesto territoriale già frequentato in età sannitica e romana, grazie alla vicinanza con importanti direttrici viarie e con l’area di Abellinum (l’odierna Atripalda). Il toponimo potrebbe derivare da “capra” e quindi essere legato al luogo di allevamento di questa specie animale oppure al ritrovamento di un fondo rurale di epoca romana. Durante l’epoca medioevale, il territorio rientrò nel sistema feudale irpino assumendo le caratteristiche tipiche di un borgo collinare difensivo per poi restare un centro rurale strategicamente posizionato anche lungo i percorsi spirituali irpini che da sempre hanno condotto pellegrini e visitatori ad attraversare e far tappa in questi luoghi.

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