Nel cuore dell’altopiano carsico di Volturara Irpina la natura ha modellato un paesaggio che da secoli fa da sfondo a storie tramandate di generazione in generazione. Qui le acque piovane, raccolte da ruscelli e impluvi naturali, scompaiono in un grande inghiottitoio conosciuto come la Bocca del Dragone, luogo che ha dato origine a una delle leggende più affascinanti dell’Irpinia.

La memoria popolare racconta che «quanno vennero li Barbari, ’ngoppa ’a chiana e Volturara, se portaro co’ loro n’animale tanto ruosso». In una grotta fu rinchiusa una creatura mostruosa, posta a guardia di un immenso tesoro: «chesta bestia era ’no drago, cò tre capo e n’uocchio sulo». Dalle sue bocche uscivano fiamme e un odore pestilenziale, e ogni giorno il drago pretendeva il suo tributo di sangue, «dui cristiani e dui animali», seminando paura e disperazione tra la gente del paese.

La paura cessò una mattina di maggio, quando giunse a Volturara un giovane principe di nome Gesio, «’no vaglione bello assai», forte e senza timore. Deciso a liberare il paese, entrò nella grotta affrontando il mostro senza esitazione. Con la spada che portava al fianco, «dint’ ’a lluocchio ci’a ’ndorzavo, po’ ra l’uocchio fino a lo core». Il drago, colpito a morte, sprofondò nella terra, aprendo tre profonde voragini da cui, secondo la leggenda, ancora oggi provengono suoni inquietanti.

Gesio uscì vittorioso dalla grotta, prese il tesoro e lo donò al paese. Volturara fece festa e prosperò, mentre l’eroe «se ne ivo a la sera citto citto», scomparendo così come era arrivato. La sua impresa vive ancora nel canto popolare che porta il suo nome, dove natura e leggenda continuano a fondersi in un racconto senza tempo.
 

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