C'è un'Irpinia che si comprende davvero solo percorrendola lentamente. È l'Irpinia della transumanza, attraversata dai grandi Regi Tratturi che collegavano l'Abruzzo alla Puglia e che hanno contribuito a costruire l'identità profonda dell'Appennino meridionale fatto di crinali, alture, sorgenti, stazioni di posta, antichi ricoveri e sentieri erbosi che per secoli hanno visto passare uomini, greggi, commerci, lingue e civiltà. Per secoli migliaia di pastori hanno attraversato queste montagne seguendo il ritmo delle stagioni, spostando le greggi verso i pascoli invernali del Tavoliere delle Puglie e tornando poi verso le aree interne appenniniche. Un movimento continuo che ha generato cultura, relazioni sociali, tradizioni gastronomiche, architetture rurali e persino modi di parlare di cui l'Irpinia conserva ancora oggi tracce evidenti. Territori come Lacedonia, Bisaccia, Andretta, Vallata e l'intera area dell'Alta Irpinia raccontano ancora il rapporto ancestrale tra uomo e montagna, paesaggi aperti, ventosi, attraversati da antichi sentieri erbosi che oggi assumono anche un nuovo valore turistico e identitario. Ma la cultura della transumanza attraversa anche altre aree irpine: dai rilievi del Terminio ai pascoli del Laceno, fino alle connessioni con il Sannio e la Daunia, una rete silenziosa che unisce territori apparentemente distanti attraverso una memoria comune. In molti borghi restano ancora le tracce materiali di quel mondo: fontane rurali, masserie, jazzi in pietra, antiche taverne lungo i percorsi tratturali, luoghi spesso poco conosciuti ma capaci di raccontare una storia millenaria fatta di fatica, resistenza e adattamento. La transumanza in Irpinia è un patrimonio ancora vivo che ancora oggi sopravvive nelle feste rurali, nelle tradizioni gastronomiche, nei prodotti lattiero-caseari, nella toponomastica, nei paesaggi aperti dell'Alta Irpinia, nelle antiche masserie e non è un caso se la transumanza sia stata riconosciuta dall'UNESCO come patrimonio culturale immateriale dell'umanità rappresentando non solo uno spostamento di greggi ma un sapere collettivo che tiene insieme uomo, natura e comunità.
 I principali luoghi maggiormente collegati e storicamente riconducibili alla civiltà tratturale sono soprattutto quelli dell'Alta Irpinia e delle aree interne orientali. Tra i percorsi più importanti vi è il Regio Tratturo Pescasseroli-Candela, uno dei più lunghi del Mezzogiorno, che attraversa diversi territori irpini e rappresenta una vera dorsale storica e culturale. Lungo questo asse si incontrano paesi che per secoli hanno vissuto grazie all'economia pastorale, custodendo tradizioni che ancora oggi sopravvivono nelle feste popolari, nei prodotti tipici e nella memoria collettiva. Bisaccia è uno dei centri più rappresentativi della cultura pastorale irpina.Situata lungo le direttrici tratturali verso la Puglia, conserva un forte legame con la pastorizia, i pascoli e i paesaggi aperti dell'Appennino. Lacedonia, storicamente punto di attraversamento e sosta lungo i percorsi della transumanza dove il paesaggio collinare e l'altopiano circostante conservano ancora la struttura tipica delle aree pastorali. Andretta, comune profondamente legato alla civiltà rurale e pastorale dell'Alta Irpinia dove la montagna e i pascoli hanno storicamente favorito attività legate all'allevamento transumante. Vallata, importante nodo interno dell'Irpinia orientale, connesso ai percorsi verso la Daunia e il Tavoliere. Ancora oggi il territorio mantiene una forte identità agro-pastorale. Trevico, uno dei comuni più alti della Campania, storicamente inserito nelle dinamiche pastorali appenniniche i cui vasti pascoli e il clima rigido ne facevano area di permanenza stagionale. L'altopiano del Lago Laceno, rappresenta uno dei luoghi simbolici della pastorizia irpina e ancora oggi conserva una forte memoria della monticazione e delle attività legate agli allevamenti. Bagnoli Irpino, centro storicamente collegato alla civiltà pastorale del Terminio-Cervialto, con tradizioni legate alla produzione casearia e ai pascoli montani. 
 Oggi il valore più contemporaneo della civiltà tratturale è l'aver lasciato non solo percorsi fisici, ma una vera identità culturale condivisa tra montagne, comunità e memoria che continua a muoversi e raccontarsi attraverso quei  tratturi che  possono diventare nuovamente infrastrutture culturali e turistiche. Non più soltanto vie percorse dagli armenti, ma cammini esperienziali capaci di connettere paesaggio, enogastronomia, spiritualità e memoria storica.

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