In Irpinia anche l’amore diventa eterno attraverso un gesto scolpito e un’architettura silenziosa.
A Montella, il sepolcro Cavaniglia racconta una storia d’amore che non si consuma nel tempo ma resta incisa nella memoria. Qui, tra linee neoclassiche e simboli silenziosi, l’amore non è celebrazione effimera ma atto definitivo. Il sepolcro non parla di morte: parla di legame, di promessa mantenuta oltre la vita. Due destini che continuano a riconoscersi, anche quando tutto il resto tace. Il sepolcro dei Cavaniglia è il monumento funerario eretto per Diego Cavaniglia, giovane nobile che fu conte di Montella e di Troia nel tardo Quattrocento.
La sua storia è insieme tragica e romantica: figlio della potente famiglia Cavaniglia, originaria di Valencia e giunta nel Regno di Napoli con Alfonso V d’Aragona, Diego si distinse per valore e strette relazioni con la corte aragonese. Sposatosi con Margherita Orsini dei duchi di Gravina, nel1477 ereditò dal fratello il titolo di conte di Montella. Nel 1481 partì con i suoi uomini per la campagna contro i Turchi impegnati nell’assedio di Otranto: colpito da una ferita durante la battaglia, morì poco dopo in un castello di Copertino ancora giovane, all’età di circa 28 anni. Secondo le fonti storico-artistiche, il sepolcro, che si trova nella sacrestia della chiesa del convento di San Francesco a Folloni, fu commissionato dalla moglie Margherita Orsini, che volle onorare la memoria del marito con un monumento di grande valore artistico e attribuito allo scultore rinascimentale Jacopo della Pila. Realizzato intorno al 1481-1492instilerinascimentale, il sepolcro presenta un sarcofago sostenuto da figure allegoriche delle virtù cardinali: Prudenza, Giustizia e Temperanza, simboli dei meriti morali e cavallereschi del defunto. Nel corso della storia locale, questo sepolcro è stato interpretato non solo come un comune monumento funebre, ma anche come segno di un amore profondo tra il conte Diego e Margherita Orsini. La presenza delle virtù come sostegno del sarcofago, l’epigrafe incisa e la devozione della moglie–che volle essere sepolta accanto a lui molti anni dopo–hanno fatto sì che la tradizione popolare lo identifichi come il monumento degli innamorati.
Nel 2004 i resti di Diego furono ritrovati sotto il sarcofago: insieme a parti degli indumenti funebri, questo ritrovamento ha confermato molti dati storici e ha riacceso l’interesse per la figura e il monumento del giovane conte.