In ginocchio e a piedi nudi, con lo sguardo rivolto alla bandiera che reca l’effigie di Sant’Elia, il suono squillante delle trombette d’ottone segna l’inizio del cammino. Vestiti di bianco, con la fascia rossa al petto, si incamminano i fedeli, lentamente verso la Chiesa di Sant’Elia Profeta. Centinaia di battenti disposti su due file rinnovano un atto di fede che da secoli anima il popolo speronese: la devozione profonda al Santo che protegge e guida la comunità.

Un’emozione collettiva attraversa la folla presente, al loro passaggio si porge un piccolo dono floreale o un cero da offrire al Santo. Tra le file dei battenti si rinnova anche un gesto più tenero: il passaggio della tradizione da una generazione all’altra. Molti nonni portano in braccio i nipotini, pronti a crescere nel segno della devozione a Sant’Elia.

La fatica del percorso e il dolore dei piedi nudi svaniscono nel momento in cui, giunti dinanzi alla statua del Profeta, si inginocchiano. Un brivido attraversa l’anima dei devoti: ha inizio la celebrazione della Santa Messa. Terminata la funzione, si torna lentamente verso la propria casa, con le note dell’orchestra che continua a suonare in piazza e percorre le strade del paese, diffondendo festa e condivisione.

Ma la festa non termina qui. Nel pomeriggio, la statua di Sant’Elia, affiancata da quella del discepolo Eliseo, attende in chiesa di essere portata a spalla. Centinaia di persone, seguendo il corteo, attraversano ogni strada del paese, mentre dai balconi e dalle finestre piovono piccoli doni floreali lanciati dai fedeli in segno di devozione. È il momento in cui l’intera comunità ritrova la sua identità, stretta attorno al suo Santo protettore.

La storia di questa profonda devozione affonda le radici nei secoli. Dove oggi sorge la chiesa di Sant’Elia vi era un’antica cappella, celebre per un affresco del Profeta che per anni resistette alle intemperie. Nel 1656, durante una devastante pestilenza, Sant’Elia apparve al parroco Don Giovanni Giacomo Galeota chiedendogli di prendersi cura della cappella, promettendo la fine del flagello. Un giorno, un’appestata si avvicinò all’effigie del Santo e, ungendosi con l’olio della lampada votiva, guarì miracolosamente. La voce del prodigio si diffuse rapidamente e molti malati accorsero alla cappella ottenendo la grazia. La pestilenza cessò e la piccola chiesa divenne luogo di pellegrinaggio per tutta la terra di Avella.

Da allora, ogni 20 luglio, Sperone rinnova il suo voto: i Battenti percorrono a piedi nudi il lungo tragitto fino alla chiesa, edificata nel XVII secolo e restaurata nel XIX, perpetuando una tradizione che unisce fede, storia e comunità. Una festa che non è solo rito religioso, ma il cuore pulsante dell’identità speronese.

 

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